Profil de Angel of *´¯`°¤.¸¸.»†AnGeL oF Da...PhotosBlogListesPlus ![]() | Aide |
*´¯`°¤.¸¸.»†AnGeL oF DaRkNeSs†«.¸¸.¤°´¯`*...La LuNa è a Un SoFFiO Se Alzi iL BraCCiO PuOi ToCCarLa.......
|
||||||||||||||||||
|
22 novembre Adventure of NedylinCapitolo 3 Il Re Erano secoli che non salivo sul tetto. Io Re di Biruman. Salì gli ultimi gradini e guardai il cielo,così limpido e senza nuvole. Mi piaceva guardarlo,mi rilassava il fatto di vedere quell’azzurro così intenso. Mi sedetti su un muretto. Aggiustai il mio mantello e guardai lì oltre la mia valle. Uomini che si allenavano, draghi che sputavano fuoco e altri ancora che,feriti, si medicavano. Era davvero questo che volevo? Era davvero questo che sarei voluto diventare?
Ero piccolo avevo non più di 7 anni quando per la prima volta, mio padre, mi diede in mano la mia prima spada. La lama era di un metallo tagliente, il manico rosso come il fuoco, di velluto, e sulla lama disegnato un uomo. La guardai a lungo ero sbalordito di cotanta bellezza. Mio padre interruppe i miei pensieri dicendomi:” Un giorno figlio mio quella sarà la spada del Re delle terre di Biruman. Il mio piccolo Re.” E sorrise, io ero contento. Diventare Re era sempre stato il mio sogno. Sbirciavo sempre mio padre quando dava ordini ai suo soldati. Mi piaceva la sua corona così bella. Era fatta d’oro. Aveva delle foglie che si contorcevano sino alla pietra centrale di color Blu. Nella pietra era disegnato un drago,il drago di mio padre. Avrei voluto indossarla un giorno, ma mi era severamente vietato avvicinarmi.
Arrivò l’autunno e mio padre partì per la guerra. Mia madre piangeva ma io no, trattenevo le lacrime. Mio padre si avvicinò a mia madre e l’abbracciò a lungo,un abbraccio tanto caloroso e pieno d’amore. Poi venne da me e mi disse:” Lion finchè non tornerò tu sarai il Re, il piccolo Re. Proteggerai tua madre da tutti e da tutto e se io non tornerò sappi che sarà solo perché ho rivendicato le nostre terre. Mah, questo non succederà perché voglio esserci alla cerimonia di incoronazione del mio unico figlio.” Mi abbracciò poi si rivolse al popolo. “Popolo di Biruman. Oggi noi partiremo per l’ultima grande guerra. I vostri figli si sono offerti a me per rivendicare le terre sottratteci tanti secoli fa. Adesso è giunto il momento di riprendercele!Se i vostri figli moriranno sarà solo per salvarvi!Non versate lacrime e sperate in una nostra vittoria”. Un suono di tromba fece cenno a tutti i soldati di partire. Io rimasi lì, sul tetto, a guardare mio padre che andava incontro alla morte. Passarono mesi,anni. Ma di mio padre non si sapeva nulla. Mia madre era disperata e ormai,da tanto tempo, non parlava più.
Un giorno un soldato tornò sul suo cavallo. Io lo vidi e corsi giù al ponte. Lo presi in braccio e notai le sue ferite,non erano ferite procurate da delle spade. Gli chiesi:” Soldato. Che ci fa qui?” “Signore. Abbiamo vinto ma.. ma..” “Ma cosa?” Il soldato non fece in tempo a rispondermi che morì tra le mie braccia. Una donna si avvicinò a me e a quel corpo straziato,ormai senza vita. Urlò. Era suo figlio. Lo facemmo portare nella nostra fortezza. Quella donna si dimenava, i soldati la trattenevano, si disperava e urlava il suo nome. A guardare quella donna mi si accapponò la pelle. “Quante altre madri dovranno patire questo dolore?”pensai poi seguii i miei soldati. Cercammo di capire,io e i maghi più potenti del regno, da dove provenissero quelle ferite che mai nessuno di noi aveva visto prima. Uno poi parlò:”Sono ferite procurate da magie proibite…” “Cosa?”dissi. “Si mio Signore, queste sono magie procurate da maghi oscuri e che vivono nell’ombra.” “E cosa ci facevano nella guerra? Cosa centrano loro?” “Forse si saranno presentati come dei semplici soldati,oppure semplicemente mi sto sbagliando. Ma sono sicuro solo di una cosa. Se non sono ferite procurate da delle magie oscure ,sono ferite procurate da un qualcosa che non è umano.” A quelle parole rabbrividì. Decisi di partire per scoprire cos’era davvero successo. Mia madre cercò di fermarmi ma,ormai era troppo stanca per andare avanti e per ostacolare le mie scelte. L’abbracciai e le dissi:”Madre. Io tornerò. Non vado in guerra ma a riportare a casa il corpo del mio Re.” A quelle parole mia madre scoppiò in un pianto lungo e doloroso. Io non la guardai,non amavo vedere mia madre piangere, mi voltai e partì.
Cavalcai per qualche settimana poi vidi tra le Montagne una nube fitta. Mi fiondai con il mio cavallo verso quella direzione. Non fu semplice arrivarci era pieno di rocce appuntite e dovevo, quasi sempre, scegliere la strada più lunga. Poi arrivai in una piana molto ampia. Ciò che vidi fu a dir poco sconcertante. Corpi straziati per terra. Uomini inceneriti. Uomini morti con gli occhi aperti. In quel momento non so esattamente cosa provai, odio, rabbia o semplicemente nulla. Non vedevo mio padre. Dovevo trovarlo ero partito proprio per questo. Galoppai piano,per rispetto dei morti. Girai per tutta la piana quando vidi un lembo del mantello di mio padre e la sua corona. Ma di lui nessuna traccia. Scesi dal mio cavallo. Sbattei le ginocchia per terra. Andai vicino a ciò che avevo visto sperando,anche se in cuor mio non volevo, di trovare il corpo di mio padre straziato. Ma,nulla solo la corona e il lembo del suo mantello. Quasi piansi ma trattenni. Presi la corona e quel lembo di mantello e decisi di tornare a casa. Mi girai e qualcosa o qualcuno scappò nella foresta. Non ebbi il tempo di capire se fosse un uomo,una donna, un umano o un animale. Non rimasi a lungo a pensare chi fosse,se mi voleva sarebbe tornato. E se voleva uccidermi lo avrebbe già fatto. Così cominciai a galoppare verso casa mia.
Una volta arrivato vidi, sulla torre, mia madre che guardava le Montagne. Il ponte levatoio si aprì e io entrai. I soldati mi accolsero e mi fecero scendere dal cavallo. Cominciarono a tempestarmi di domande ma, con un gesto della mano,li zittii tutti. Andai da mia madre. Mi inginocchiai. E le feci vedere il lembo del mantello e la corona. Mia madre rimase impassibile. Poi parlò e mi disse. “Tuo padre è vivo. Ma troppo stanco per scappare. Loro lo tengono perché vogliono te.” “Madre ma cosa?” Poi andò via come se nulla aveva detto.
I miei ricordi furono spezzati da un suono di tromba. Mi alzai da dove ero seduto e guardai la mia valle. I soldati partiti per combattere contro gli Elfi stavano tornando. Attesi. Un soldato salì e mi disse:”Signore.” “Si. Dimmi soldato.” “Il popolo degli elfi è stato raso al suolo. Nessun superstite. Abbiamo incendiato la foresta di Sacreel. I corpi sono stati fatti bruciare.” “Bene soldato puoi andare..” “Signore.” E se ne andò. Guardai ancora una volta le montagne, mi voltai e feci per andarmene quando una piccola libellula mi si posò sulla spalla. La guardai la presi in mano. Aveva paura lo percepivo. Proprio come quella volta che... Scrollai la testa. Mi liberai di quei ricordi. Scesi le scale e tornai nella mia fortezza che allora avrei voluto ad ogni costo ma che adesso odiavo. 21 novembre Adventure of NedylinCapitolo 2 Nel Bosco Camminai a lungo. Esausta mi sedetti un po’ su un tronco d’albero spezzato,molto probabilmente da un fulmine della notte precedente. Mi specchiai sul ruscello. I miei lunghi capelli blu scuro erano tutti scompigliati e quella faccia da bambina che avevo stava pian piano scomparendo. Con la mano diedi uno schiaffo a quella visione e l’acqua sgretolò il mio viso. Mi rialzai e decisi di camminare ancora;primo o poi avrei trovato qualcosa o qualcuno no? Stavo sudando,il sole era ormai alto, avevo molto caldo e per di più non mangiavo da due giorni. Le forze pian piano mi abbandonavano,ma io mi facevo forza e cercavo di andare avanti, anche se mi accorgevo che la terra umidiccia si faceva sempre più vicina al mio viso. Poco dopo mi ritrovai per terra. Non avevo nemmeno la forza di guardare dov’ero finita. Rimasi così a lungo sin che le mie narici non sentirono un odore. Brucio!La foresta andava a fuoco! Mi alzai di scatto e cominciai ad urlare. Mi agitavo. Non volevo più vedere il fuoco. Basta basta! Poi qualcuno un po’ distante da me disse: “Ehi ma cosa urli?” Aprii gli occhi e vidi lì dinanzi a me un vecchio,coperto da un mantello rosso, che mi fissava e parlava. “Allora?Che c’è non hai mai visto un vecchio in vita tua?” “No è solo che..Non pensavo di trovare..” “Nessuno vivo? Che leggende vi insegnano nel vostro popolo?Comunque sia..Sei infreddolita e hai fame seguimi ti darò qualcosa da mettere sotto i denti.” Così feci. Lo seguii, sempre un po’ distante da lui, e poco dopo arrivammo dinanzi ad una casupola piena di piante. Quasi non la si riusciva a distinguere era mimetizzata con le piante. “Vieni accomodati”disse il vecchio. Mi accomodai. Era una piccola casetta,grande per una sola persona. Il vecchio mi fece segno di accomodarmi su di una poltrona grande il doppio di me. Mi sedetti e lui,molto probabilmente, mi prese qualcosa da mangiare. Tornò subito dopo e mi offrì un po’ di pane e marmellata ai mirtilli e un bicchierone di latte. Mangiai e bevetti in poco tempo,ero affamata. Il vecchio era davanti a me. Mi guardava. Io gli dissi un misero:”Grazie per tutto”. Lui mi fece segnò con la mano di non preoccuparmi, mentre sorseggiava qualcosa di molto forte nel suo bicchierone di vetro. “Come ti chiami ragazza?” “Nedylin signore.” “Io sono Wiseral. Cosa ci facevi nel bosco?” Esitai un po’ prima di raccontargli tutto. Poi tutto d’un fiato gli raccontai chi ero,dove abitavo,di come ero stata in quei giorni, di come me ne stavo in disparte, di quando avevo sentito quei rumori assordanti, delle urla, del cavaliere che mi si era avvicinato così tanto ,di quel qualcosa o qualcuno che, molto probabilmente aveva catturato l’attenzione del cavaliere facendolo allontanare da me,mi aveva salvato la vita. Di quando ero scappata e poi dell’incendio. Scoppiai in lacrime,anche se non volevo. Il vecchio mi si avvicinò e mi abbracciò. Io lo strinsi a me. Dopotutto ero ancora un bambina. Passai molto tempo con il vecchio. Un mago precisamente. Wisteril, mago da prima che io nascessi. Un mago bravissimo che era vissuto sempre in quelle terre oscure e ignote,da sempre era stato bravissimo nel medicare animali ammalati o querce che stavano morendo pian piano. Una sera mi aveva raccontato di quando era giovane.: “Nedylin…Questa sera ti racconterò tutto ciò che devi sapere sul mio conto. Sono un mago da più di…bè…Ormai non ricordo più da quanto ma..Non importa”Rise,ma era un sorriso triste. “Ero ancora ragazzino quando decisi di intraprendere la strada della magia,nonostante mia madre non volesse. Entrai nella scuola di magia dei più prestigiosi maghi della storia dei tempi. Alloggiavo,per i primi tempi, in una piccola casetta,sembrava quasi una prigione, ma mi accontentavo pensavo che un giorno sarei dovuto diventare un mago potente e avrei potuto riscattare tutto il male che ci era stato arrecato a me e ai miei genitori. Si Nedylin..Io e i miei genitori patimmo una delle sorti più brutte che mai possa capitare al mondo..Eravamo stati resi schiavi dal Re che tutt’oggi non si sa che fine abbia fatto. Un Re spietato,cattivo che pensava solo a se stesso e a nessun altro. Eravamo suoi schiavi e non lo avevamo nemmeno,mai,visto in faccia. Dopo anni di studio e di sacrifici riuscì ad entrare nel consiglio dei maghi,come mago guaritore. Ormai mi venivano affidati i compiti più difficili come curare persone maledette,curare ferite troppo profonde o come quando cercai di curare una malattia che,credo,tutt’oggi non si possa ancora curare.” Aveva fatto un attimo di silenzio poi aveva ripreso. “Nonostante tutto andai avanti,gli impegni erano troppi e il tempo era poco. Non vedevo quasi mai mia madre e pian piano mi accorsi che più i giorni passavano e più io mi allontanavo dalla mia famiglia lasciandola al loro tetro destino. Quando un giorno un Principe di terre sconosciute giunse sin qui. Sposò la solitaria principessa, di cui tu saprai l’esistenza visto le tante favole che si raccontano, e ci annunciò che saremmo stati finalmente liberi della schiavitù.” A quel ricordo la fronte gli si corrugò e gli occhi diventarono pieni di rabbia. “Sono secoli che aspettiamo che questo avvenga…Ormai nessuno potrà essere liberato da qualcosa che ormai non esiste più…Il Re è sparito,il consiglio dei maghi si è sciolto,gli schiavi sono stati resi liberi e del principe e della principessa non si è vista nemmeno l’ombra… Io sono l’unico mago di queste terre. Sei stata fortuna a trovarmi sai?” Ed era proprio così grazie a lui ero riuscita a sopravvivere alle bufere e alle tempeste che si erano imbattute in quel bosco per tutto il tempo che era passato. Il mio Mago mi aveva salvato la vita. Giorno dopo giorno diventavo sempre più responsabile. Wiseral più la guardava e più vedeva in lei una speranza. Un giorno mi disse:”Nedylin ebbene io sono ormai vecchio,come tu puoi vedere, e voglio che tu mandi avanti l’arte della magia come avrei voluto far fare a un mio futuro figlio. Da oggi in poi ti insegnerò tutte le magie che ancora ricordo.” “Certo! Grazie Wiseral!” Da quel giorno cominciarono le prime lezioni,le più semplici;cominciammo con le guarigioni di ferite superflue,ma che a me facevano lo stesso senso odiavo l’odore del sangue e anche il suo colore così rosso e fluido. Wiseral era molto puntiglioso e voleva che tutto ciò che facevo doveva essere perfetto e che dovevo ricordarmelo in eterno. Un giorno mi fece provare un incantesimo di guarigione su una lepre;questa aveva una ferita alla gamba e cercava aiuto ma allo stesso tempo era impaurita. Mi avvicinai piano:”Non voglio farti del male…Voglio solo aiutarti.” Così fu avvicinai le mani alla zampa della piccola lepre e cominciai a recitare la magia curativa,dalle mani uscì un piccolo bagliore azzurrino. Poco dopo la lepre si alzò e,avvicinandosi al mio viso mi accarezzò una guancia con il suo muso. Ero al settimo cielo e con le lacrime agli occhi. Proprio come Wiseral che mi spiava da dietro un albero. Passarono mesi,e io mi affezionavo sempre di più a quel vecchietto che quasi mi faceva tenerezza,ma sapevo che un giorno sarei andata via e che forse non lo avrei più rivisto. Ogni volta che ci pensavo mi sdraiavo sul mio letto e guardavo,fuori dalla piccola finestra,la Luna che sempre mi era piaciuta e che nei momenti ,difficili o sofferenti ,sembrava guardarmi e capirmi. Mi piaceva la sua forma così tonda e perfetta e il suo colore bianco. Come me bianca come una perla. Mi sarebbe piaciuto vederla da vicino. I mesi continuavano a passare e io imparavo sempre più formule e diventavo sempre più brava nelle arti curative,Wiseral era sempre più fiero di me,ma sapeva in cuor suo che non gli appartenevo e che non ero sua figlia ma lo stesso mi dimostrava giorno dopo giorno un amore paterno. Un giorno Wiseral mi si avvicinò. Io ero seduta in riva a un piccolo ruscello. Si sedette vicino e mi disse: “Nedylin mia cara…Sai perché sono qui vero?” “Si.”e un velo di tristezza calò sul suo viso. “Io sono anziano e tu così giovane e con tanta voglia di imparare. Io ti ho insegnato le mie arti curative,che in viaggio ti serviranno. Non hai più motivo di stare qui, devi continuare, devi andare avanti e rivendicare il tuo amato popolo.” Osservava Wiseral, era triste sì ma sapevo che aveva ragione. Non potevo più rimanere lì era passato tanto tempo ormai ed ero pronta per affrontare il viaggio. “Ma…Io non voglio lasciarti.”disse lei. “Lo so mia cara, lo so. Neanche io vorrei. Ma purtroppo questo è il tuo destino e il mio.. è alle porte ormai..”e sorrise tristemente. Mi avvicinai e gli dissi:” No il tuo destino non è alle porte perché tu vivrai. Tu sei il mio Maestro il più grande Mago che io abbia mai conosciuto e se porterò a termine la mia missione sarà solo per merito tuo. Senza di te non sarei mai sopravvissuta e tu lo sai.” “Oh Nedylin..” si avvicinò e mi abbracciò. Tornammo in casa e io, come facevo spesso, preparai la cena, che Wiseral apprezzava tanto. Cenammo. Ci alzammo e portai il mago nella sua camera aiutandolo a sedersi. Uscì dalla camera e pulì tutto,rimisi tutto in ordine. Andai in camera mia e presi il mantello e la sacca che mi ero preparata per il viaggio. Andai nuovamente vicino al ruscello e guardai la Luna,come facevo ogni sera;ma quella era diversa. Mi misi la sacca sulle spalle,mi avvolsi nel mantello e guardai per,forse, l’ultima volta la casupola.
Adventure of NedylinRagazzi questa sera ho deciso di pubblicare il mio scritto...La mia storia...Ciò che ero e che forse,chi lo sa sarò. Questa è la storia di Nedylin un'elfo a cui capitò qualcosa di straordinario. Capitolo 1. Questa è la storia di un’elfa. Un’elfa come tante ma a cui è capitato un qualcosa di eccezionale. Avevo 5 anni quando qualcosa di cui non so il significato accadde nelle mie terre. Vivevamo,noi popolo degli elfi,nelle terre libere. Eravamo tranquilli da secoli e secoli ma come si sa,qualcuno o qualcosa volle cancellare questa pace. Era il 14°di Dicembre,stavamo festeggiando il 3450° compleanno del capo del nostro bosco. La festa era cominciata ma io e i miei genitori eravamo ancora nella nostra quercia. Mia madre urlava fuori dalla mia camera. Era arrabbiata con me e mio padre altrettanto. Non volevo festeggiare quella stupida festa erano troppi anni che sopportavo tutto ciò che mia madre mi diceva di fare. Ero seduta,con le gambe incrociate,sul mio letto. Stavo osservando la luna come facevo sempre ogni sera prima di addormentarmi. Quando a un tratto la mia grande porta in legno si aprì;mia madre era furiosa,non capiva il perché del mio comportamento. Era da giorni che ero così…Mi mollò uno schiaffo,ma fu come se non lo avessi nemmeno ricevuto. La luna era così bella…Ma a un tratto non la vidi più,mia madre mi stava trascinando fuori dalla mia camera. Ballavano,ridevano,scherzavano,bevevano,ma io me ne stavo,come al solito,in disparte da sola a pensare cosa ci sarebbe mai stato al di là del Sacro Bosco. Il Sacro Bosco, come lo chiamava il mio popolo,mi aveva sempre affascinata sin da quando ero piccola. Poggiai il capo sulle foglie e chiusi gli occhi.. “Nedylin dai vieni qui!Ti racconterò la storia che a te piace tanto!” “Si nonna arrivo!!” Mi sedetti,come facevo sempre,davanti al fuoco con gli occhi fissi su mia nonna attenta a ogni sua singola parola. “Allora..Da dove vuoi che cominci?” “Dall’inizio..” “C’era una volta ..Tanti e tanti secoli fa in una terra lontana oltre il Sacro Bosco,una principessa di cui il nome non si conosce.Ella viveva sola,ma infelice,all’interno del suo bellissimo castello. Era stanca di vivere sola così un giorno decise di uscire da quella gabbia..Si diresse verso il Bosco,che tanto la spaventava ma che al tempo stesso l’affascinava.Entrò in quella bellezza imparagonabile e fu inghiottita dalle tenebre. La principessa non fece ritorno da quel Bosco e si dice che..” Nedylin prese la parola:” Un guerriero bellissimo l’abbia salvata e che loro si siano innamorati l’uno dell’altra all’istante.Che abbiano vissuto in un Castello, nessuno ha mai visto e che abbiano avuto tanti bimbi dai quali siamo nati noi..Sacro popolo degli Elfi. Ma nonostante questo nessuno sa dove siano finiti…è per questo che nessuno varca più il Sacro Bosco tutti hanno paura di perdersi per sempre.” “Si Nedylin è proprio così…” “Ma nonna io…Voglio vedere cosa c’è lì dentro…Io non ho paura…So che posso farcela. Io sono forte!” Il mio ricordo fu spezzato da un tonfo assordante. Alzai il volto di colpo e fu lì che vidi cosa stava accadendo al mio popolo. Uomini a cavallo,con lance e archi,stavano sterminando chiunque incontrassero. Non sapevo cosa fare..Rimasi immobile,pensai a mia madre,mio padre..Il mio popolo..E gli uomini. Sentì un nitrito dietro l’albero cui ero. Mi poggiai,senza fiatare. Portai le mie mani sul medaglione che mi aveva donato mia nonna prima di andarsene…Pregai..Pregai gli Dei di salvarmi. Gli zoccoli del cavallo si fecero sempre più vicini poi qualcosa attirò l’attenzione del cavaliere che andò via. Caddi in ginocchio. Stavo tremando . Avevo paura. Pensai:”è finita?” Poi udì urla di bambini,di uomini di donne. Decisi di scappare. Cominciai a correre,non sapevo dove mi stavo dirigendo. Mi tagliai correndo tra gli alberi;un lembo del mio vestito si conficcò in un ramo. Rimasi immobile poi con tutta la forza che avevo corsi e il vestito si ruppe del tutto. Arrivai dinanzi all’imboccatura del Sacro Bosco.Mi voltai… Fu come se le mie orecchie fossero diventate sorde. Un rumore. Urla. Bambini. Il fuoco. Stavano incendiando tutto. Fiamme dappertutto inghiottivano gli alberi, i tavoli, gli elfi ma soprattutto la mia quercia,che tanto avevo amato. Una lacrima mi segnò il viso. Guardai tutto ciò che faceva parte della mia vita bruciare. Guardai gli uomini in Nero. Poi entrai nel Sacro Bosco e mi ripromisi che avrei vendicato il mio popolo. Ogni tanto mi guardavo indietro,per essere sicura che nessuno mi stesse seguendo. Si fece notte e decisi di fermarmi un po’. Mi poggiai ad una quercia per riposarmi. Chiusi gli occhi e cercai di dormire un po’. Ma,come avevo immaginato,non riuscì a chiudere occhio. Pensavo alla mia famiglia, a tutti coloro che conoscevo, ai miei amici, lì tra le fiamme che urlavano di dolore. Loro che non avevano avuto tempo per difendersi, loro che… Mi alzai e diedi dei calci alla quercia,urlavo di rabbia..:”Vi ammazzerò tutti!Tutti!” Poi un qualcosa mi colpì alle spalle e io caddi…Riuscì a vedere solo un paio di piedi…E sentì,a malapena,una voce da lontano che diceva.. :”No Nedylin…Tu non li ucciderai..” Poi fu il buio. Il mattino seguente mi svegliai. Avevo dormito lì sotto la quercia,ero sporca di terra ma non me ne curai. Mi alzai in piedi,poco dopo caddi. Sentì un dolore provenire da dietro,un po’ più in su del collo. Mi toccai con la mano,mi faceva malissimo e quasi non riuscivo a stare in piedi. Ma lo stesso mi alzai e ripresi il mio cammino. Decisi di rinfrescarmi un po’. Cercai un torrente e lo trovai. Immersi la faccia nell’acqua. Era gelida, ma quel senso di fresco sulla pelle mi fece sentire meglio. Mi asciugai con un lembo del mio vestito e camminai per un sentiero. Guardavo in continuazione gli alberi così alti, così belli.. Mi fermai davanti a uno. Lo contemplai a lungo tanto che si fece notte. Cominciò a piovere;mi riparai sotto quella quercia secolare che emanava un’energia che solo io potevo sentire,forse. Abbracciai a me quella bellezza e sperai che quel momento non finisse mai;era come essere un tutt’uno con la natura. Il mattino seguente mi svegliai e vidi che un pezzo di quercia era volato via;sarà stato sicuramente un fulmine ,pensai. Mi piaceva tanto quell’albero così decisi di prendere un sasso e di incidere un mio simbolo. Con molta pazienza creai un piccolo cerchio e al centro ci disegnai un quadratino,che ancora al suo interno aveva la mia iniziale N. Tenni a mente quell’albero e pensai… Quando tornerò bacerò quest’albero e
sarà,finalmente, tutto finito. Lui mi ha salvato la vita facendosi colpire da
un fulmine e io tornerò di nuovo qui..Vittoriosa. Poi ripresi il mio cammino e con la mia mano
salutai quell’albero che sembrò guardarmi 18 novembre Il sogno si avvera...
Per sapere quando uscirà....Bè guardatevi il filmato sino alla fine ^^ Io ci son rimasta sin troppo bene ^^ Angel of Darkness |
|
|||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||
|
|